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Storia Alghero
Storia  Città tra le più nobili della Sardegna, Alghero sorge sulla costa occidentale, idealmente rivolta verso quella Penisola iberica che tanta parte ha avuto nella sua storia. A dire il vero il toponimo catalano Alguer, cioè "luogo pieno di alghe", non evoca immagini particolarmente attraenti, ma bisogna ringraziare la peculiare conformazione del territorio se esso ha richiamato l`attenzione dei suoi primi colonizzatori, e oggi, a secoli di distanza, possiamo ammirare una delle città più affascinanti dell`isola.
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Ricordata agli inizi del XII secolo come colonia genovese, essa cadde in mani aragonesi nel 1353; l`anno successivo gli Aragona vi tradussero una colonia di catalani che si sostituì agli abitanti sardi e genovesi, ribellatisi ai nuovi conquistatori e da quelli costretti a fuggire. Isola nell`isola, Alghero conserva ancora memoria di quell`insediamento coatto nella lingua e nell`architettura, entrambe di ispirazione catalana. Caposaldo della dominazione aragonese e poi spagnola, l`abitato sorge su una piazzaforte naturale protesa verso il mare, cinta sul lato più esposto da imponenti bastioni con cinque torri che ancora vegliano un nucleo storico dall`atmosfera mediterranea, mentre altre due, inserite nel tessuto urbano, marcano il confine tra la città vecchia e la moderna espansione edilizia.
Fulcro della vita pubblica è la medievale Plàia Civica, sulla quale si affacciano le finestre gotiche del cinquecentesco palazzo Albis, mentre quella religiosa ruota attorno alla cattedrale di Santa Maria, già esistente prima dell`arrivo degli Aragona ma evolutasi nell`attuale edificio dopo il 1503, anno in cui la città divenne sede vescovile. La grandiosa fabbrica impiantata nella corso del Cinquecento fu concepita per realizzare un edificio di culto nei modi tardo-gotici catalani, come attestano la zona absidale e il campanile cuspidato, ma il contemporaneo evolversi del gusto indusse i suoi architetti a modificare in corso d`opera i piani originari, completando la chiesa nel 1594 con tre navate, transetto e cupola ottagonale di chiare fisionomie rinascimentali. Qualche ulteriore ritocco all`interno fu poi apportato anche in età sabauda, alla quale risale l`altare maggiore tardo-barocco in marmi policromi, mentre il discutibile pronao neoclassico fu apposto nel 1862. L`edilizia civile replica principalmente con la cosiddetta Casa Doria, palazzotto della metà del Cinquecento le cui forme gotico-catalane rappresentano un mirabile esempio di dimora signorile dell`epoca.

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